La mia passione per il catastrofismo è nata tanti anni fa, all’epoca delle scuole elementari. Quel giorno avevo ricevuto la pagella e, purtroppo, sembrava una schedina del Totocalcio: 1, X, 2…durante il tragitto scuola-casa mi sono arrovellato per trovare una soluzione ed evitare la confisca di tutte le macchinine, la proibizione di guardare i cartoni animati o altre punizioni esemplari. Come nascondere l’orrenda pagella? Come evitare la domanda della mamma sparata a bruciapelo sull’uscio di casa? Arrivato davanti al cancello di casa, con le sue sbarre verniciate, mi sentivo come un ergastolano davanti al portone di Alcatraz. Quando, passato il cancello, diedi uno sguardo alla rampa che portava ai box ed alle cantine, venni colto da un’illuminazione che avrebbe cambiato il corso della mia esistenza. Tornai fuori dal cancello, due giri dell’isolato di corsa per sudare, entrai a casa come in un’operazione di antiterrorismo, con voce rotta dall’agitazione e saltando il consueto “Ciao mamma” esclamai: “Mamma, i ratti hanno invaso le cantine! Sono centinaia! Sono enormi e stanno mangiando i cavi elettrici del condominio!”. Mia madre, che “casualmente” aveva la fobia dei topi, ha lasciato i fornelli e si è gettata sul telefono per chiamare la sua amica del secondo piano, l’amica ha chiamato la portinaia, la portinaia ha parlato con altri condomini, qualcuno ha chiamato l’amministratore ed il condominio non fu più quello di prima. Gente che giurava di vedere topi dappertutto, gente che scambiava il gatto del vicino come un topo mutante, il ginecologo del piano terra che sottolineava come i topi fossero portatori di malattie, l’ingegnere in pensione della scala B che raccontava di un condominio in cui i topi avevano mangiato le fondamenta dell’edificio minandone la stabilità. L’amministratore, pur non avendo visto alcun topo, costretto ad assecondare l’ansia collettiva dei condomini e felice di prendere la stecca dall’azienda di derattizzazione, ha prontamente dato mandato per una disinfestazione totale incluso il sottotetto e la casa del custode. Risultato: condominio nel terrore ma pagella dimenticata e punizione evitata.
Intervista ad Oracolopazzo. Parte I. Autrice F.N.
Ciao Oracolo Pazzo, ti aspettavi tutto questo successo quando, solo pochi mesi fa, hai deciso di aprire il tuo profilo?
No, in realtà è stata una persona a me molto cara a darmi l’idea. Non sono mai stato molto “social” e l’unico profilo prima di questo era un profilo personale e molto “ufficiale” su LinkedIn. Utile, necessario e stimolante…come un biglietto da visita. Il profilo Instagram è un’altra cosa e mi dà soddisfazione. Quest’esperienza mi sta insegnando molto sia umanamente che dal punto di vista delle logiche di funzionamento dei “social network”.
Perché nascondi la tua identità ed addirittura il tuo volto?
Non ci metto la faccia ma ci metto l’anima. Chi legge i miei post mi conosce meglio di molti di coloro che incontro quotidianamente. E d’altronde la sensazione di libertà e liberazione dalla propria apparenza è quasi inebriante, un’esperienza spirituale. Le dinamiche legate all’apparenza sono un po’ banali e noiose e l’immagine percepita fuorviante, a volte. Questo per dare una spiegazione filosofica…all’atto pratico sono timido, sono riservato e la mia vita, come quella di molti, è fatta di ambiti in cui si vestono i costumi di personaggi molto diversi fra loro.
Quindi i tuoi post sono autobiografici?
In un certo qual modo lo sono…sia quando parlano di mie esperienze di vita vissuta che quando raccontano una storia romanzata, una favola o una leggenda. Ma il mio vero piacere non sta nel raccontare qualcosa di me ma nel creare pensieri, descrivere situazioni esprimere punti di vista in cui le persone si ritrovino. Parlo di me ma parlo anche di altri, scrivo anche per me stesso ma prevalentemente per gli altri.
Qualcuno ti rimprovera di risultare un po’ saccente e di parlare come un cattedratico della vita…
Quello che dici mi spiace perché l’intenzione non è quella di parlare da una cattedra a chi legge. Se dovessi anzi immaginare una situazione ed una posizione mi descriverei vicino al lettore/lettrice, seduti uno di fianco all’altro o all’altra come al bancone di un pub, appoggiando la mano sulla sua spalla, osservando il suo viso con sguardo aperto e colmo di buone cose. In primis l’Umiltà.
Passi più tempo a scrivere i tuoi post o a leggere quelli altrui?
Dipende dai giorni e dai momenti della giornata. Diciamo che suddivido equamente il mio tempo nelle due attività. La lettura e la visione dei post altrui è parte essenziale per me nonché fonte di ispirazione. Anche i dialoghi che si instaurano nei commenti o nei messaggi diretti sono molto interessanti.
Ma si può sapere almeno che lavoro fai nella vita?
Ora che me lo fai ricordare…sono in ritardo per un appuntamento e devo scappare…se un giorno di questi hai tempo e voglia per un caffè continuiamo il discorso…mi ha fatto piacere conoscerti…
(…)
Tratto dal libro “Sapere senza potere”
Preso atto della nefandezza degli atti da te commessi sei stato dichiarato colpevole. La tua condanna è stata decisa e la tua pena è la consapevolezza. Potrai serrare le palpebre, potrai guardarti le scarpe mentre cammini per strada, potrai tentare di ignorare ciò che senti e ciò che sai ma ciò non servirà a nulla. Saprai ciò che non è dato sapere ma questo non ti darà né il diritto né la forza per cambiare le cose, il corso della tua vita od il corso della vita altrui . Neppure di coloro che amerai. Patirai le sofferenze delle persone che incontrerai come se fossero le tue e vedrai l’anima delle persone in tutte le sfumature ma non potrai fare nulla. Vedrai anche dentro te stesso ma il tuo “substrato” umano ti porterà a commettere errori. Potrai tentare di condividere questa sentenza in ogni modo e con chiunque ma non stupirti se non verrai ascoltato o creduto. Imparerai che ciò che dici potrà essere usato contro di te e ti abituerai a nascondere ciò che sei e ciò che sai. Quest’ultima è una “pena accessoria”. La riduzione della pena per “buona condotta” sarà presa in esame solo nel corso della tua prossima esistenza.
Così è deciso.
L’ udienza è tolta.
Dedicato a M
Ciao M, mi ricordo di te. Mi ricordo i tuoi occhi spenti. Gli occhi di una persona che ha aperto porte che non si possono più chiudere. Mi ricordo quando ho tentato di avvicinarmi ma ho solo rischiato di essere frainteso. Mi ricordo tua madre in quella stanza dell’ufficio che non sapeva cosa fare, a cosa aggrapparsi. Mi ricordo la mia voglia di aiutarti ad uscire da quell’inferno di alcool e di follia in cui vivevi. Da quella vita fatta di sofferenze e fallimenti che non potevo neppure concepire o immaginare. Ricordo quella telefonata di fine dicembre in cui il nostro collega mi diceva, con la voce rotta dalle lacrime, che ti eri uccisa buttandoti dal balcone. Mi ricordo al tuo funerale, gli sguardi maliziosi delle tue amiche che erano troppo impegnate a guardare i ragazzi presenti che a soffrire per la tua morte. E tu che leggi queste parole ricorda che non puoi salvare il mondo. Non sei così forte da cambiare il destino delle persone. Non é colpa tua e devi provarci comunque se te la senti. Non scandalizzarti per l’indifferenza delle persone e degli “amici”. Fai la tua strada e, a prescindere dallo squallore di molti esseri umani, persegui il Bene. Comunque grazie Michela: mi hai insegnato tanto senza saperlo.
Dedicato a John
Ciao John, mi ricordo di quella cena in cui mi hai dato forza per la scomparsa di mio padre. Mi ricordo di quando mi descrivevi le tue esperienze. Di quando, da giovane soldato, ti sei trovato in una foresta del Vietnam in prima linea. Gli spari, il sangue ed il pisciarsi addosso senza rendersene conto. Poi la tua battaglia contro un fegato che non funzionava più. L’orgoglio per un figlio che ti ha donato un pezzo del suo fegato e ti ha salvato la vita. Di te mi ricordo la fede in Dio e l’incrollabile voglia di vivere e di scherzare. Mi ricordo le tue lacrime: le lacrime di un uomo coraggioso. Sono lusingato di averti conosciuto anche se non potrò mai dirtelo.
Vite passate
Anima giovane che hai visto una vita sola sei come un bambino che si affaccia all’esistenza, ti mancano i riferimenti, hai visto troppo poco per capire. Hai le paure di colui che non é mai morto e non é mai tornato. Non hai mai visto la guerra e le epidemie. Non hai mai abitato in case che sapevano di legno di fumo e di muffa. Non puoi sapere come erano le persone…così diverse da oggi e così uguali. Non puoi concepire il fatto che non conti l’età biologica e che il bambino che la mamma ha in grembo può aver visto più cose di lei. Guardi al futuro con la preoccupazione di colui che ha guardato al futuro una volta sola. Vivi le tragedie come qualcosa di assoluto perché non sai che non sono né tragedie né assolute. Non puoi capire che, a prescindere da tutto, di capitolo in capitolo, andrà tutto secondo i piani. Comunque sia, non preoccuparti troppo se ci riesci.
Religione Vs fede
In molti mi definiscono ateo ma sono le stesse persone che non sono mai rese conto che Dio e religione non siano facce della stessa medaglia. Personalmente penso che la più grande blasfemia sia un uomo che parli in nome e per conto di Dio. Penso che sia blasfemo definire “Sacre Scritture” libri che, pur interessanti, sono stati scritti e riscritti più volte da uomini. Blasfemo è aver inventato ed usato la religione come strumento di condizionamento di massa per gli scopi più luridi e facendo leva su pulsioni intime e spontanee quale la fede, il “bisogno di metafisico” e la paura di morire. Ma è passato per me il tempo di dedicare pensieri alla religione, è passata qualsiasi forma di rancore per un sistema che ha tentato di plagiarmi fin da piccolo. Rimane il rispetto per la fede in tutte le sue forme, una serena noncuranza per gli angusti squallori della religione e la sensazione che qualcosa di grande, potente e superiore esista.
Lettera di un padre separato alle figlie adolescenti
Vi dedico un pensiero. Spesso la mamma mi riferisce episodi in cui la trattate male, alzate la voce o addirittura la prendete a male parole. Con me vi comportate in maniera talmente corretta, rispettosa e adulta che rimango disorientato. Per ciò che concerne il sottoscritto ricordatevi che non c’è argomento, discussione o critica che non possiate affrontare. Per ciò che riguarda il rapporto con mamma posso immaginare le dinamiche e vi esorto a rispettarla. Rispettarla anche quando prende posizioni che non condividete. Sostenerla quando si sente sola a gestire le vostre richieste.
Comprenderla quando l’apprensione prende il sopravvento su di lei.
Non si diventa adulti quando si compiono 18 anni, quando ci si sposa o si fa un figlio. Si diventa adulti quando si smette di essere “solamente” figli e si capisce che i genitori hanno mille debolezze ma un Amore incrollabile ed incondizionato. Si diventa adulti quando capisci che sei tu, figlio o figlia, a poter sostenere i tuoi genitori o semplicemente “sdoganare” punti di vista soggettivi che vengono dalla loro cultura, dalle loro convinzioni o dai loro pregiudizi. In quel momento ogni conflitto si placherá, in quel momento potrai dire di essere diventato adulto. Con immenso Amore. Papà
Cattività
Gli strumenti a disposizione oggi hanno permesso una profilazione di massa. Tale profilazione del singolo è la base di svariate attività quali la categorizzazione, le analisi statistiche e la “tipizzazione” delle persone. Viene individuato il “mainstream”, individuate le eccezioni e le devianze. Il “mainstream” viene gestito alla stregua di un allevamento di bovini, le eccezioni (come, ad esempio, qualsiasi forma di anticonformismo) vengono stereotipate per farle rientrare nella normalità e negli schemi. Le devianze vengono eliminate o utilizzate al fine di creare quei nemici fittizi che servono all’autorità per plasmare l’opinione pubblica. Viviamo tutti in cattività e non ce ne rendiamo conto.
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