
Stiamo assistendo alla sistematica sostituzione degli esseri umani con le macchine nel mondo del lavoro. Un processo discutibile e socialmente insostenibile ma concreto, apparentemente insovvertibile e sponsorizzato da molti esponenti politici. Ed è proprio per principi di uguaglianza sociale e coerenza intellettuale che sarebbe interessante ipotizzare di automatizzare e digitalizzare la politica ed apparato statale.
Facciamo alcuni esempi.
Le elezioni sono fatte di slogan e promesse aleatorie puntualmente disattese quindi le sostituiamo con un sistema di scelta via web dedicato alla cittadinanza tra 3 programmi di governo con diverse declinazioni socio-economiche e relativi budget dettagliati a 5 anni.
Il Parlamento costa un botto e ha una scarsa rappresentatività della volontà popolare quindi lo sostituiamo con sondaggi web indirizzati ai cittadini su tematiche selezionate.
Il governo e l’apparato statale sono composti da individui privi delle competenze necessarie e li sostituiamo con un software basato sull’intelligenza artificiale che fondi le decisioni su dati, fatti, i suddetti sondaggi, algoritmi e calcoli probabilistici.
Questo dopo l’adozione di un software di mappatura dei processi col preciso intento di raggiungere un Lean State e ridurre burocrazia, inefficienze, sprechi e garantire al popolo l’erogazione puntuale dei servizi.
I conti dello Stato sono un groviglio eterogeneo di numeri di ardua interpretazione e dubbia congruenza quindi forniamo un portale a disposizione di ogni cittadino per accedere ad un gestionale ed un Business Intelligence e garantire trasparenza.
E questi sono solo alcuni esempi che porterebbero a vantaggi significativi e non dovrebbero suscitare eccessive preoccupazioni dato che, come nel mondo del lavoro, a compensare la disoccupazione dei funzionari statali, onorevoli, ministri e dei politici ci sarebbero il ricollocamento, lo sviluppo di nuove competenze od il reddito minimo garantito.
Chissà cosa ne penserebbe il Sig. Colao…