L’ansia sta diventando un argomento di grande attualità; una problematica affrontata in trattati di psicologia ed un termine comune e “virale” per usare un termine legato al mondo dei social network. Lo scopo di questo articolo è affrontare il tema dell’ansia da un punto di vista socioculturale mettendo in evidenza fatti e dettagli della nostra vita quotidiana che alimentano questa forma di disagio in soggetti di ogni età, cultura ed estrazione sociale.
Ma perché l’ansia è divenuto un fenomeno sociale e pandemico?
La risposta sta nella quotidianità e nell’apparato d’informazione: i c.d. “mass media”. Basta analizzare le notizie che ci vengono propinate da giornali, telegiornali ed internet per rendersi conto che, dalla cronaca nera alla finanza, dalla politica alle questioni internazionali, tutte le notizie alimentano l’incertezza. E l’incertezza è fonte primaria dell’ansia.
L’ andamento schizofrenico delle borse, lo spauracchio della crisi economica, i cambiamenti climatici, le nuove malattie e lo spettro di pandemie, l’asteroide di turno che sfiorerà il nostro pianeta passando a qualche decina di migliaia di chilometri, l’esaurimento delle risorse idriche ed alimentari, la sensazione di insicurezza nella vita quotidiana derivante da atti terroristici o criminali. Il “battage” è martellante, inevitabile e minerebbe anche l’animo più serafico e fatalista tantopiù che ci raggiunge in ogni momento “grazie” ai dispositivi mobili. Tali tematiche e le notizie da esse derivanti hanno una caratteristica comune; a volte sono vere, a volte sono artefatte ma sono sempre verosimili e confermate da luminari ed esperti forse più in cerca di finanziamenti e notorietà che di verità assolute.
D’altronde l’”industria delle notizie” non è che il veicolo di una precisa strategia di manipolazione di massa basata sull’ansia. In questo senso essa ha sostituito la paura che è stato, per secoli, principale strumento per condizionare i comportamenti di intere comunità. La paura d’altronde è un fattore che può, per propria natura, scatenare reazioni nella psiche dei singoli così come nei comportamenti sociali. La paura, anche a livello organico, porta a secernere adrenalina mentre l’ansia porta il nostro corpo a secernere cortisolo. All’atto pratico, senza volersi addentrare in tematiche scientifiche, il soggetto ansioso tende a chiudersi in se stesso, sopraffatto da sensazione di impotenza nell’affrontare un nemico troppo grande ed inafferrabile o un destino ineluttabile. La paura disincentiva alcuni ma mobilita altri soggetti, l’ansia taglia le gambe e porta le persone a dedicarsi al dovere per tentar di relegare nell’oblio le minacce un po’ come si fa con la morte.
Questo genere di considerazioni sono generalmente e volutamente definite “complottismo” per stereotipare e screditare qualsiasi teoria “deviante”. D’altronde, quanto finora riportato, si riferisce a fatti oggettivi e situazioni che chiunque, con un po’ di consapevolezza e disillusione, può rilevare e sicuramente vivere sulla propria pelle.
Purtroppo l’analisi del problema non porta ad una soluzione semplice perché ci sono fenomeni sociali voluti e radicati in maniera scientifica, pianificata ed articolata che finiscono per impregnare la psiche dei singoli e della collettività. Il pensiero va ovviamente alle nuove generazioni ed allora il monito è, a coloro che hanno figli, di sviluppare la solidità necessaria a gestire l’incertezza e sviluppare una ragionevole refrattarietà all’ansia. La famiglia, una volta ancora, potrebbe essere il contesto da dove cominciare per coltivare la serenità dei nostri figli ed una ragionevole indipendenza di giudizio; ammesso che le figure genitoriali si scrollino di dosso le influenze nefaste della cultura dell’ansia.